25 febbraio 2026
AI, Cybersecurity e Quantum Computing: i 5 trend che ridisegnano l'impresa nel 2026
I temi chiave emersi al GoBeyond di Milano: dalla sicurezza preventiva alla sovranità dei dati, fino al vantaggio quantistico
Il GoBeyond di Milano, evento dell’ecosistema IT italiano organizzato da iKN Italy, è uno di quegli appuntamenti in cui le tendenze smettono di essere previsioni e diventano conversazioni reali, portate sul palco da chi quei problemi li affronta ogni giorno nelle proprie organizzazioni. L’edizione 2026 — svoltasi il 24 febbraio presso il Nhow Hotel di Milano — ha confermato una direzione chiara: le aziende che vogliono competere nei prossimi anni non possono più trattare intelligenza artificiale, sicurezza informatica e governance del dato come argomenti separati o rimandabili.
In questo articolo raccogliamo i cinque temi più rilevanti emersi durante la giornata, con le voci dei protagonisti e una riflessione su cosa significano concretamente per le imprese italiane.
1. Dalla sicurezza reattiva a quella preventiva: il nuovo paradigma con l’AI
La cybersecurity è da anni al centro del dibattito enterprise, ma il GoBeyond 2026 ha segnato uno scarto importante nella conversazione. Barbara Poli di Grandi Navi Veloci ha messo a fuoco il cambio di approccio che l’intelligenza artificiale rende oggi possibile — e necessario.
La citazione che ha attraversato la sala:
“Ottica preventiva e non reattiva alla sicurezza con la AI.”
Non si tratta di una sfumatura terminologica. Significa passare da sistemi che rilevano e rispondono alle minacce dopo che si sono manifestate, a sistemi che le anticipano analizzando pattern, comportamenti anomali e segnali deboli in tempo reale. Secondo il World Economic Forum Global Cybersecurity Outlook 2026, oltre il 66% delle organizzazioni si aspetta che l’AI abbia un impatto significativo sulla propria postura di sicurezza nei prossimi due anni — ma la maggior parte è ancora in una logica di risposta, non di prevenzione.
Il tema della compliance AI è strettamente connesso: con l’entrata in vigore dell’AI Act europeo, le aziende devono integrare requisiti di sicurezza e trasparenza già in fase di design dei sistemi, non come strato successivo. Chi inizia adesso ha un vantaggio che si misurerà nel tempo.
2. Integrare l’AI nei processi reali: test, errori e risultati concreti
Accanto alle grandi visioni strategiche, al GoBeyond ha trovato spazio anche il racconto di chi l’AI la sta adottando operativamente, con tutto quello che questo comporta. Simone Chedda di Madi Ventura ha portato la prospettiva di un’azienda alimentare impegnata in un percorso reale di test e integrazione.
Il valore di questi interventi è spesso sottovalutato. Le case history di grandi corporation internazionali hanno un peso comunicativo, ma sono lontane dalla realtà operativa della maggior parte delle imprese italiane. Sentire un’azienda manifatturiera di medie dimensioni descrivere come ha strutturato il proprio percorso di adozione — inclusi gli ostacoli, i fallimenti iniziali e gli aggiustamenti necessari — è più utile di qualsiasi benchmark teorico.
Secondo Confindustria Digitale, nel 2025 solo il 18% delle PMI italiane ha avviato progetti strutturati di intelligenza artificiale. Il divario rispetto alle grandi imprese (che superano il 60%) non è di volontà, ma di metodologia: mancano modelli di adozione scalabili, accompagnamento tecnico adeguato e chiarezza su dove iniziare. Il racconto diretto di chi ce la sta facendo è uno degli strumenti più efficaci per abbassare questa barriera.
3. Il CISO come figura strategica: la sicurezza non è più un costo
Matteo Macina, Head of Cybersecurity in TIM, ha portato sul palco un messaggio che molti sanno ma pochi agiscono di conseguenza: il Chief Information Security Officer non è una figura tecnica di supporto. È un asset strategico che ogni organizzazione — indipendentemente dalla dimensione — deve prendere seriamente.
I dati supportano questa posizione in modo inequivocabile. Secondo il report IBM Cost of a Data Breach 2025, il costo medio di una violazione dei dati a livello globale ha raggiunto i 4,88 milioni di dollari, il valore più alto mai registrato. Le aziende che dispongono di un CISO con potere decisionale reale e risorse adeguate registrano tempi di rilevamento e contenimento significativamente inferiori.
Il problema è culturale prima che organizzativo: finché la sicurezza informatica viene percepita come un costo da minimizzare invece che come un investimento da ottimizzare, le organizzazioni continueranno a essere vulnerabili. Il CISO deve avere voce nel board, non solo nel reparto IT.
Perché il CISO deve rispondere al vertice aziendale
La collocazione gerarchica del CISO non è un dettaglio organizzativo. Quando questa figura riporta al CIO o al CTO, il suo mandato è intrinsecamente limitato dalla logica dell’efficienza tecnologica. Quando riporta al CEO o al board, può esercitare una funzione di presidio trasversale su rischio, compliance, reputazione e continuità operativa. La differenza nei risultati è misurabile.
4. CIO e CISO: la frizione che protegge
Uno degli interventi più stimolanti della giornata è arrivato da Giacomo Morelli di Enegan, che nella propria azienda ricopre contemporaneamente i ruoli di CIO e CISO. Partendo da questa esperienza diretta, ha sollevato la domanda che molte organizzazioni in crescita si trovano a dover affrontare: ha senso concentrare in una sola persona la responsabilità dell’innovazione tecnologica e quella della sicurezza?
La risposta emersa dalla discussione è netta: no, almeno non oltre una certa soglia di complessità organizzativa.
Il motivo è quasi controintuitivo. Si potrebbe pensare che avere un’unica figura con visione integrata faciliti l’allineamento. In realtà, le logiche dei due ruoli sono strutturalmente in tensione: il CIO è orientato all’apertura, all’integrazione, all’accelerazione; il CISO è orientato al controllo, alla limitazione della superficie di attacco, alla cautela. Questa frizione costruttiva tra innovazione e protezione non è un problema da eliminare — è un meccanismo che, se gestito correttamente, alza la qualità delle decisioni su entrambi i fronti.
Separare i ruoli significa istituzionalizzare questo confronto, dargli peso e visibilità. Il risultato è un’azienda più sicura e più efficiente allo stesso tempo.
5. Sovranità dei dati, agenti AI e vantaggio quantistico: le frontiere che avanzano
La parte finale della giornata ha aperto su orizzonti più ampi, ma non per questo meno urgenti. Tre temi in particolare hanno occupato la tavola rotonda e le sessioni conclusive.
Dipendenza da terze parti e sovranità dei dati
La dipendenza da fornitori tecnologici esterni e la perdita di controllo sui propri dati aziendali sono diventati argomenti centrali nel dibattito enterprise italiano. Non si tratta solo di rischio normativo legato al GDPR, ma di una questione più profonda di autonomia strategica: chi controlla i dati, controlla il vantaggio competitivo.
Questa consapevolezza è in rapida crescita. Le aziende che ancora oggi delegano la gestione dei dati sensibili a infrastrutture cloud straniere senza presidi di governance adeguati stanno assumendo un rischio che tra qualche anno potrebbe risultare difficile da recuperare.
Agenti AI e governance del dato
Massimo Fedeli, CIO di ISTAT, ha introdotto uno scenario già operativo in alcune grandi organizzazioni: agenti AI che interagiscono con altri agenti, orchestrando flussi di lavoro complessi in modo semi-autonomo. Il tema della governance del dato diventa in questo contesto ancora più critico: quando sono i sistemi AI a prendere decisioni operative — anche parziali — la qualità, la tracciabilità e il controllo dei dati su cui operano non è più una questione tecnica ma una responsabilità organizzativa.
Il vantaggio quantistico: non fantascienza, ma ingegneria applicata
Davide Moretti di IBM, quantum ambassador, ha inquadrato lo stato dell’arte del quantum computing distinguendo con chiarezza tra hype e realtà. Il concetto di vantaggio quantistico — la capacità di risolvere certi problemi in tempi impossibili per i computer classici — sta diventando concretamente misurabile in applicazioni specifiche.
Daniele Capanni, Senior Service Director in Baker Hughes, ha fornito l’esempio più immediato per comprenderne la portata:
Simulare molecole per sviluppare pesticidi più efficienti richiede mille anni a un supercomputer. Al quantum: pochi minuti.
Non è una previsione. Sono test predittivi già in corso. Per settori come farmaceutico, chimica, logistica e finanza, le implicazioni sono enormi — e il vantaggio competitivo per chi inizia a esplorare questi strumenti adesso rispetto a chi aspetta sarà difficile da colmare.
Cosa significano questi temi per le imprese italiane
Il GoBeyond 2026 ha confermato una tendenza che vale la pena nominare esplicitamente: i temi che fino a pochi anni fa venivano percepiti come “argomenti da grandi corporation” sono diventati questioni operative per qualsiasi azienda che voglia competere. Cybersecurity preventiva, CISO con mandato strategico, sovranità dei dati, architetture AI controllate: non sono più opzioni avanzate. Sono prerequisiti.
Le organizzazioni che si trovano in ritardo non devono recuperare tutto in una volta. Ma devono iniziare a costruire: con le strutture organizzative giuste, con partner tecnologici che garantiscano controllo e trasparenza, con una governance del dato che metta le basi per integrare, in futuro, anche le architetture più avanzate.
Conclusioni: l’AI che rispetta la tua infrastruttura è l’AI che dura
I cinque temi emersi al GoBeyond convergono verso un principio comune: l’intelligenza artificiale che crea valore duraturo è quella che si integra nei processi esistenti senza sottrarre controllo all’azienda — sui dati, sulla sicurezza, sulle decisioni.
Per le organizzazioni che stanno valutando come iniziare o come accelerare il proprio percorso di adozione AI nel rispetto di questi principi, Aidia sviluppa soluzioni su misura per il mercato enterprise italiano: progettate per funzionare dentro la vostra infrastruttura, con i vostri dati, secondo le vostre regole.
Fonti
- iKN Italy (2026). “GoBeyond 2026 — Evento dell’ecosistema IT italiano” — ikn.it/go-beyond
- World Economic Forum (2026). “Global Cybersecurity Outlook 2026” — weforum.org
- IBM Security (2025). “Cost of a Data Breach Report 2025” — ibm.com
- Confindustria Digitale (2025). “Competitività digitale delle imprese italiane” — confindustriadigitale.it
- Commissione Europea (2025). “AI Act — Regolamento sull’intelligenza artificiale” — digital-strategy.ec.europa.eu
- McKinsey & Company (2026). “The state of AI in 2026: Adoption and value creation” — mckinsey.com
- IBM Research (2025). “Quantum Computing Progress Report” — research.ibm.com
- Gartner (2026). “Top Strategic Technology Trends 2026” — gartner.com

Carolina Magrini
Marketing Specialist senior. Specialista in Marketing analitico strategico omnicanale - Business data analysis | Prompt engineer.
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