11 maggio 2026
UNI 11621-8:2026: i 12 profili professionali dell'AI
Il primo standard nazionale in Europa che definisce ruoli, competenze e KPI per chi lavora con l'intelligenza artificiale
Il 30 aprile 2026 è stata pubblicata la norma UNI 11621-8:2026, elaborata da UNI con il coordinamento del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio. È il primo standard nazionale in Europa a definire sistematicamente i profili professionali dell’Intelligenza Artificiale: 12 figure, ognuna con competenze, responsabilità e indicatori di prestazione misurabili (KPI). Un riferimento operativo per imprese, pubbliche amministrazioni, enti formativi e organismi di certificazione, in coerenza con l’AI Act e la Legge 132/2025.
Cos’è la norma UNI 11621-8:2026
Fino al 30 aprile 2026, in Italia non esisteva un riferimento nazionale condiviso per definire cosa significa operare professionalmente nel settore AI: quali competenze, quali responsabilità, quali risultati attesi. Il mercato si è sviluppato velocemente e, come ha osservato chi ha lavorato alla norma, in un contesto con definizioni ancora ambigue, ruoli e titoli professionali si sono moltiplicati in modo spesso disomogeneo.
La norma UNI 11621-8:2026 non risolve tutto in un colpo. Ma mette un punto fermo: definisce 12 profili professionali, specificando per ciascuno missione, compiti principali, risultati attesi, competenze, conoscenze, abilità e indicatori chiave di prestazione (KPI).
È stata elaborata dalla Commissione Tecnica UNI/CT 526 – UNINFO, con il coordinamento del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri e con il contributo della Commissione Tecnica 533 “AI” di UNI. La metodologia adottata è quella già consolidata della serie UNI 11621, allineata all’e-Competence Framework europeo (UNI EN 16234-1) e iniziata nel 2021 con sette parti dedicate ai profili ICT:
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Parte 1 (2021): Metodologia per la costruzione dei profili basata sull’e-CF
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Parte 2 (2021): Profili europei ICT di seconda generazione
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Parte 3 (2021): Profili professionali operanti nel web
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Parte 4 (2024): Profili relativi alla sicurezza delle informazioni
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Parte 5 (2022): Profili relativi all’informazione geografica
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Parte 6 (2021): Profili relativi alla gestione delle metriche ICT
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Parte 7 (2024): Profili relativi alla transizione digitale
La Parte 8 amplia questo corpus al settore AI, con la stessa metodologia e la stessa logica. Chi ha già familiarità con la serie trova un approccio coerente; chi si avvicina per la prima volta trova uno standard già inserito in un sistema normativo maturo.
I 12 profili professionali
La norma individua 12 figure che coprono l’intero ciclo di vita dei sistemi AI — dalla governance strategica alla ricerca, passando per sviluppo, gestione dei dati, sicurezza e progettazione delle soluzioni:
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Chief AI Officer (Responsabile dell’AI)
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AI Consultant (Consulente di AI)
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AI Product Manager (Responsabile di Prodotto AI)
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AI Prompt Engineer (Ingegnere Prompt AI)
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AI Algorithm Engineer (Ingegnere di Algoritmi AI)
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AI Deep Learning Engineer (Ingegnere di Deep Learning AI)
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AI Data Engineer (Ingegnere dei Dati AI)
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AI Data Scientist (Data Scientist AI)
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AI Security Specialist (Specialista di Sicurezza AI)
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AI Machine Learning Engineer (Ingegnere di Machine Learning AI)
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AI Natural Language Processing Engineer (Ingegnere di Elaborazione del Linguaggio Naturale AI)
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AI Research Scientist (Ricercatore Scientifico AI)
Per ciascuno la norma stabilisce non solo le competenze richieste, ma anche il livello di autonomia e responsabilità atteso e gli indicatori con cui misurare concretamente il lavoro svolto. Un dettaglio che vale la pena sottolineare: la norma si applica a chi progetta, sviluppa, integra e gestisce sistemi AI. Non riguarda chi usa strumenti AI già esistenti.
La norma dedica inoltre attenzione esplicita a governance, gestione del rischio, sicurezza, trasparenza, spiegabilità e conformità normativa, con riferimento ad AI Act, GDPR e allo standard internazionale UNI CEI ISO/IEC 42001.
Le descrizioni sintetiche dei singoli profili sono elaborate a fini editoriali. La norma integrale è disponibile sullo store UNI.
Perché adesso
La pubblicazione non è casuale nei tempi. L’Europa sta costruendo le regole applicative dell’AI Act, il Regolamento (UE) 2024/1689, che richiede esplicitamente che i sistemi di intelligenza artificiale siano sviluppati e gestiti da persone con competenze adeguate. Il problema è che il Regolamento stabilisce questo obbligo senza definire operativamente cosa significhi: fissa un requisito, ma non dà gli strumenti per verificarlo.
La UNI 11621-8:2026 colma questo vuoto con uno standard tecnico volontario che rende concreto un requisito europeo. Integrandosi con la Legge 23 settembre 2025, n. 132, che promuove alfabetizzazione e certificazione delle competenze AI, traduce un obbligo normativo europeo in un repertorio di ruoli e competenze verificabili, utile a imprese, pubbliche amministrazioni, enti formativi e organismi di certificazione.
Il sottosegretario Alessio Butti ha commentato la pubblicazione con queste parole: “Siamo i primi in Europa ad aver rilasciato uno standard, coerente con l’AI Act e con la normativa nazionale, che mira a rafforzare il perimetro delle competenze e le relative responsabilità nell’intelligenza artificiale. I 12 profili definiti dalla norma rappresentano uno strumento operativo per imprese, pubbliche amministrazioni e sistema formativo, perché consentono di qualificare e certificare le competenze in modo omogeneo.”
L’Italia si posiziona come primo mover europeo. Secondo quanto dichiarato da UNI e dal governo italiano, nessun altro Paese europeo, inclusi Francia e Germania, che pure hanno programmi nazionali AI attivi, ha ancora pubblicato uno standard equivalente. Questo vantaggio normativo può tradursi in competitività: chi adotta per primo questi riferimenti avrà un vantaggio nella formazione, selezione e certificazione delle competenze AI.
A chi è rivolta
La norma ha una platea ampia, con utilizzi concreti e distinti.
Le imprese possono usarla per strutturare team AI con ruoli meglio definiti e competenze verificabili, un vantaggio pratico soprattutto per chi sta costruendo funzioni AI interne per la prima volta.
Le pubbliche amministrazioni trovano un riferimento operativo per l’attuazione della Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024–2026 e del Piano Triennale per l’Informatica.
Università, ITS Academy e istituti di formazione possono usarla come base per progettare percorsi formativi più aderenti a quello che il mercato reale sta chiedendo.
Gli organismi di certificazione possono impiegarla nell’ambito della Legge 4/2013 sulle professioni non regolamentate per sviluppare schemi di certificazione delle competenze AI.
I professionisti ICT che vogliono qualificare o riconvertire le proprie competenze verso l’AI trovano nella norma un riferimento chiaro per orientare il proprio percorso.
Cosa manca ancora
Vale la pena dirlo senza giri di parole: la UNI 11621-8:2026 è uno standard volontario. Non obbliga nessuno, non sanziona nessuno. Il sistema di accreditamento per la certificazione individuale non è ancora operativo.
La norma costruisce le fondamenta. La filiera, esami, attestati riconosciuti, aggiornamento periodico, è il passaggio successivo, e la sua attivazione dipende da quanti organismi di certificazione decideranno di adottarla e da quanto velocemente imprese e PA inizieranno a richiamarla nei processi di selezione e nei capitolati di gara. Non è un limite della norma in sé. È la natura di ogni standard volontario: il suo peso reale lo costruisce l’adozione.
Un punto di partenza non scontato
In un mercato dove ruoli e titoli AI si sono moltiplicati senza un riferimento condiviso, avere per la prima volta un documento ufficiale che stabilisce cosa significa davvero fare certi lavori non è poco. La norma stabilisce un vocabolario comune. Crea le condizioni per una progressiva professionalizzazione. E posiziona l’Italia come punto di riferimento europeo in un momento in cui nessun altro Paese ha ancora pubblicato uno standard equivalente.
Antonio Savarese, ingegnere gestionale e Head of Smart Services di Enel Italia, l’ha sintetizzato così: “In un mercato invaso da definizioni ambigue, il 30 aprile 2026 segna una svolta storica. La pubblicazione della norma UNI 11621-8:2026 mette ordine nel caos, definendo ufficialmente i profili di ruolo professionale per l’AI. Non è solo burocrazia: è la bussola che guiderà aziende e professionisti nei prossimi anni.”
In una fase in cui l’adozione dell’AI accelera e la qualità delle competenze è diventata una questione industriale prima ancora che tecnologica, avere una bussola condivisa è un punto di partenza che fino a qualche settimana fa non esisteva.
Fonti:
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UNI Ente Italiano di Normazione, “Profili di ruolo professionale dell’AI: si arricchisce la serie di norme UNI 11621” (30 aprile 2026), https://www.uni.com/profili-di-ruolo-professionale-dellai-si-arricchisce-la-serie-di-norme-uni-11621/
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Dipartimento per la Trasformazione Digitale, “Intelligenza Artificiale: pubblicata la norma UNI 11621-8” (30 aprile 2026) https://innovazione.gov.it/notizie/articoli/intelligenza-artificiale-pubblicata-la-norma-uni-11621-8/
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AI4Business, Alessandra Castelli, “L’Italia prima in Europa a pubblicare una norma UNI sull’AI” (5 maggio 2026) https://www.ai4business.it/intelligenza-artificiale/pubblicata-la-norma-uni-sullai-12-profili-per-il-lavoro-futuro/

Marta Magnini
Digital Marketing & Communication Assistant in Aidia, laureata in Scienze della Comunicazione e appassionata delle arti performative.
In Aidia sviluppiamo soluzioni software basate su IA, soluzioni di NLP, Big Data Analytics e Data Science. Soluzioni innovative per ottimizzare i processi ed efficientizzare i flussi di lavoro. Per saperne di più, contattaci o inviaci una mail a info@aidia.it.
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